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Intervista a Danilo Chiaro

Il diavolo di un fine settimana - Valletta Edizioni

Danilo Chiaro - Il diavolo di un fine settimana - Valletta Edizini Ciao Danilo, parlaci un po’ di te. Cosa fai nella vita?

Nella vita “reale” sono una persona comune che divide il suo tempo tra il lavoro, sono impiegato all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, la famiglia, dove oltre a mia moglie Monica (la mia compagna da tutta la vita) ci sono anche i miei due figli Mattia e Sofia e lo studio poiché sono iscritto all’ università della Tuscia di Viterbo alla facoltà di scienze umanistiche. I libri sono sempre stati al centro della mia vita. Amo leggere tanto quanto amo scrivere quindi passo molto tempo orbitando attorno a loro. O ne sto leggendo uno o ne sto comprando uno o sto pensando a quale procurami o, addirittura, ne sto scrivendo uno! La scrittura è la porta che si apre nel mio mondo parallelo abitato da fantasie e personaggi liberi da stereotipi.

Quali sono le tue letture preferite? Il libro sul tuo comodino in questi giorni?

Mi considero un lettore a “filoni” nel senso che una volta che mi appassiono ad un genere leggo ogni cosa attinente per poi variare all’interno. Come quando m’innamorai del giallo e presi una cotta per Agatha Christie e per il suo Hercule Poirrot, poi feci il filo a Conan Doile flirtando con Sherlock Holmes restando più recentemente ammaliato dal maestro Camilleri perdendo, così, la testa per Montalbano. È sempre andata è tuttora va avanti così… Ora sto leggendo “Un uomo” della Fallaci.

“Il diavolo di un fine settimana” è il tuo primo romanzo. Da dove nasce l’idea del libro?

Il libro nasce dalla suggestione della fame. Camilleri una volta disse che i suoi libri nascono tutti da una precisa suggestione mentre Yann Martel, l’autore di vita di Pi, raccontava che lui scriveva per fame. Quando iniziai a scrivere “Il diavolo di un fine settimana” stavo attraversando un periodo burrascoso dal punto di vista lavorativo e finanziario e il libro fu concepito come una scappatoia verso un futuro migliore, un trampolino di lancio verso lidi più sicuri. Quindi posso dire che abbraccio entrambe le loro motivazioni facendole un po’ mie.

Quanto c’è di te nelle pagine della tua opera?

Decisamente l’ironia. Infatti pur essendo un noir e pur trattando argomenti come la morte e la religione, una vena di umorismo è sempre presente e secondo me aiuta a rendere più reali molti temi trattati. L’umorismo è sempre presente nella mia vita e si riflette nelle battute dei miei personaggi o nei racconti a volte al limite del grottesco che sono sparsi come cammei tra le pagine del libro.

Cos’hai provato nel vederla pubblicata? Cosa ti ha dato?

Vedere le mie idee, i miei pensieri, le mie parole fascicolate e impaginate in una bella copertina è stata per me una delle emozioni più contraddittorie mai provate. Mi spiego meglio. Quando la mia caparbietà, la mia costanza, la mia dedizione (perché ragazzi diciamocelo chiaro senza queste non provate neanche a scriverlo un libro) mi hanno permesso di stringere un sogno tra le mani, ho da subito pensato che fosse una delle cose più belle che potessero capitarmi. Dopo averlo soppesato adagiandolo sul palmo della mano però mi sono reso conto di quanta responsabilità ci fossimo presi, sia io sia la casa editrice.nDico questo perché un libro, i libri, sono per me una cosa stramaledettamente seria.

Progetti per il futuro? Hai altri manoscritti nel cassetto?

Il prossimo progetto è per metà battuto al computer e per metà battuto nella mia testa. Sarà un libro dal genere differente con personaggi dal profilo psicologico molto complesso e segreti inconfessabili. Spero solo che chi lo leggerà si appassioni alla trama come è accaduto per “Il diavolo di un fine settimana”.


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Interviste

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