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Intervista a Sara Scarpetta

Il sogno e altri racconti-Sara Scarpetta-Valletta edizioni

IMG-20180928-WA0001 Ciao Sara, parlaci un po’ di te. Cosa fai nella vita?
Sono un’insegnante di materie letterarie in una scuola Secondaria di I Grado nella mia città. Ed è proprio per il mio lavoro che un po’ di tempo fa ho deciso di seguire un corso di scrittura creativa, per poter trasferire poi ai miei alunni l’amore per la scrittura e la lettura attraverso un canale più personale e libero. Ma, all’epoca, che poi ne avrei fatto uno strumento tutto mio per comunicare ancora non lo sapevo. E ho iniziato anche io a mettermi in gioco attraverso le parole.

Quali sono le tue letture preferite? Il libro sul tuo comodino in questi giorni?
Sono una lettrice onnivora, non c’è un genere in particolare che leggo. Diciamo che mi soffermo per alcuni periodi su un autore e ne leggo tutto, più che sui generi. In particolare però adoro la narrativa, romanzi o raccolte di racconti, ma anche la saggistica storica e psicologica. Ultimamente leggo molti contemporanei, italiani ma soprattutto americani. Sul comodino infatti adesso ho “Chiamami col tuo nome” di Aciman e “La società di corte” di Elias.

Da dove nasce l’idea del libro e che emozioni ti ha dato?
Il libro è nato in seguito alla partecipazione alla terza edizione del concorso letterario “Raccontiamo”, di cui sono stata finalista con il racconto “Il sogno”, quello che dà il titolo alla raccolta. Scrivere queste piccole storie è stato una sorta di viaggio nell’animo umano che ha voluto portare alla luce le dinamiche dei rapporti, talvolta fatti anche di storture e incomprensioni, ma in particolare ho voluto scandagliare il rapporto che ognuno ha con se stesso e le proprie paure, quelle che a volte guidano la nostre scelte, anche se non dovrebbero essere mai indirizzate dalla paura. Ma a me interessava qui raccontare la realtà, che spesso è diversa dalla giusta teoria. Le emozioni sono state tante nel raccontare i sentimenti non sempre piacevoli o edificanti dei miei personaggi, ma ogni volta è stato come se un racconto abbia chiesto di farsi strada attraverso le mie parole. Alla fine si è rivelato come uno strumento di catarsi che mi ha liberata dai chiaroscuri di cui anche io sono impregnata.

Quanto c’è di te nelle pagine della tua opera?
Domanda difficile a cui rispondere: tanto e pochissimo allo stesso tempo. Le storie sono nate dalla mia fantasia, dall’osservazione di molto che mi circonda, soprattutto da quello che spesso si nasconde e non si fa vedere a tutti. Nei racconti non c’è nulla che mi sia accaduto ovviamente, ma io sono dietro a come ho voluto rendere queste piccole storie, al modo di percepire alcuni stati d’animo, dietro a una frase, a un timore o a una speranza. Non dietro le difficoltà dei vari personaggi, ma al modo forse di voler mettere a nudo le emozioni belle o brutte, filtrate per certi versi da alcune di queste storie a volte estremizzate. Molto, anzi moltissimo, nell’empatia e simpatia provata per i miei personaggi perché attraverso di loro ho voluto osservare il mondo reale, fatto di bivi importanti.

Progetti per il futuro? Hai altri manoscritti nel cassetto?
Se la domanda si riferisce al fatto che sto scrivendo, la risposta è sì. Tante storie stanno prendendo vita nella mia fantasia e si stanno trasformando in pagine. Non ho ancora un progetto preciso, se sarà un romanzo o racconti intrecciati tra loro. Non ne ho ancora un’idea precisa, ma molti personaggi con le loro vite e domande si stanno facendo strada. D’altronde la scrittura è diventata un incontro frequente che faccio con me stessa e, come spesso accade, sono sicura che nascerà il bisogno di incontrare anche i lettori. Perché le pagine hanno bisogno di confrontarsi con il mondo esterno, prima o poi.


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Interviste

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